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Confartigianato Caffè
Cercasi innovazione e trasferimento di tecnologie per la piccola impresa. La chiedono gli imprenditori artigiani, la studiano gli studenti del corso di laurea di marketing a Prato. Eppure, ricerca e innovazione si misurano col contagocce. L’università, però, a Prato c’è, bisogna saperne solo cogliere i vantaggi per le imprese. La serata a Confartigianato Caffè è servita a chiarirsi un po’ le idee, grazie anche agli ospiti intervenuti nel corso della serata (moderata dal direttore della scuola quadri di Confartigianato, Antonio Payar): si tratta del presidente del Pin, Maurizio Fioravanti e il direttore dell’Ipi (L’istituto di programmazione industriale), Luigi Corbò.
Che non siano rose e fiori in questo momento per il distretto pratese, lo sa anche il direttore dell’agenzia, emanazione diretta del ministero delle Attività produttive: “Prato – spiega Corbò - risente di un problema a livello nazionale: in Italia esistono 800 centri di trasferimento tecnologico, ma la maggior parte di essi è a corto di finanziamenti pubblici. Il distretto pratese avrebbe tutte le carte in regola per investire su ricerca e innovazione, deve però ripensare prima se stesso”. Deve, secondo Corbò, aprirsi al resto del mondo e non scartare eventualmente la possibilità di delocalizzare fuori in un’ottica di diversificazione produttiva. Deve, soprattutto, “trasformarsi da centro di produzione a fabbrica per il trasferimento di competenze, tecnologie, capacità competitiva”.
È a questo punto che entra in gioco l’università che significa Pin, Polo universitario città di Prato: qui nascono i cervelloni dell’industria di domani, i geni della tecnologia non solamente applicata al prodotto ma anche ai processi di produzione. “Qui – spiega il presidente del Pin, Fioravanti - la logica di insegnamento è quella dello schema lavoratore/aula, che rappresenta un’eccezione tutta pratese: a Prato, pertanto, il distretto industriale ha una struttura di ricerca su cui appoggiarsi”. Altro che ricerca e innovazione come una specie di tabù per le piccole imprese: “È un errore – dice Fioravanti - pensare che l’una e l’altra siano qualcosa di impraticabile dalle aziende”.
Le vie della ricerca tecnologica sembrano infinite, quelle del distretto invece meno. Distretto che, a sentire il presidente della Provincia di Prato, Massimo Logli, presente al dibattito, non avrebbe altra scelta se non quella di strutturarsi in modo differente, attraverso un sistema basato sul modello anziché sul prodotto”. Nel frattempo, i problemi con la concorrenza asiatica sono il pane quotidiano delle aziende: “Le piccole imprese - sottolinea Luigi Vizia del Gruppo giovani imprenditori di Confartigianato - hanno il problema di riuscire a gestire un mercato in continua evoluzione.
D’altro canto le aziende grandi sono quelle che riescono permettersi personale qualificato”. Anche il presidente di Confartigianato Prato, Giovanni Nenciarini, sottolinea le difficoltà di investimento: “Le imprese da sole non possono fare innovazione. Il dubbio è quanto si faccia al governo per le politiche di innovazione”.










