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La filiera cuoio, pelli e calzature nel 2002-2003


Stretto fra forti cedimenti nel fatturato estero (-9.4%) e una progressiva perdita di dinamicità del mercato interno, infatti, il macrosettore cuoio, pelletteria e calzature ha accusato flessioni tendenziali superiori al 7% per il fatturato complessivo e superiori al 6% nell’attività produttiva.
Nei dati dell’Istat, la spinta recessiva (che ha continuato a interessare tutto il sistema moda italiano) ha colpito con l’intensità maggiore proprio il “monte” della filiera pelle, ovvero l’industria della conceria (-7.6% il calo produttivo registrato nel primo semestre) che, oltre a vedere ridursi sensibilmente la capacità di assorbimento del mercato calzaturiero, ha riscontrato difficoltà anche con i clienti operanti nell’abbigliamento in pelle e nell’arredo.

 Fatturato Italia   -4.9 
 Fatturato Estero     -9.4
 Fatturato Totale   -7.3 
 Produzione  -6.4
 Ordinativi  -9.8

Tabella 1: La filiera cuoio, pelletteria e calzature in Italia nel primo semestre 2003(var. %tendenziali) Fonte: SMI su dati ISTAT

Nei dati di commercio estero, le difficoltà attraversate dalla filiera pelle risultano molto evidenti. Nei primi cinque mesi dell’anno, le esportazioni dirette verso il mercato americano - il più importante per le aziende italiane che realizzano negli Stati Uniti il 13% del proprio fatturato estero complessivo - hanno accusato una flessione prossima al 4%. Questa evoluzione - che trova fra i propri fattori esplicativi anche la perdita di price competition delle produzioni italiane indotte dal rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro - ha comportato una flessione della quota del mercato USA soddisfatta da produzioni italiane che si è ridotta al 7% nella pelletteria e al 20.8% nel segmento pelli e pellicce (dati ICE New York calcolati sui flussi in dollari nel primo semestre 2003).
Il mercato tedesco - secondo per importanza - ha assorbito merci italiane per circa 560 milioni di euro, l’11.9% in meno rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno. In Europa, gli unici flussi (fra quelli dimensionalmente più significativi) che hanno mantenuto una certa dinamicità sono stati quelli verso la Romania (+2.7%) e quelli (in transito) verso la Svizzera (+17.6%), entrambi originati in massima parte da operazioni infra-industriali.


Anche sul fronte dei flussi in entrata, stante la scarsa dinamicità del mercato interno, si è assistito a una riduzione (-1.9% nei primi cinque mesi del 2003), anche se i maggiori fornitori del mercato italiano - Cina e Romania che complessivamente coprono quasi il 29% del fabbisogno interno totale - si sono mossi in controtendenza, continuando a svilupparsi a tassi del 4.9% e del 2.3% rispettivamente.
In un contesto in cui la frenata delle esportazioni è risultata nettamente più evidente rispetto a quella delle importazioni, il saldo commerciale macrosettoriale ha registrato una netta riduzione (-8.6%) attestandosi poco sopra i 2.5 miliardi di euro.
Sul mercato italiano, in un contesto macroeconomico sicuramente non favorevole ai consumi, i risultati di sell-out dei prodotti legati alla pelle nel primo semestre dell’anno sono risultati migliori di quelli che hanno caratterizzato, in media, i prodotti moda. Anche se si è riscontrato un progressivo peggioramento nel corso del periodo analizzato, il primo semestre 2003 si è infatti chiuso, nei dati di AcNielsen, con una spesa complessiva in crescita per tutti i quattro macroprodotti della filiera pelle. I risultati migliori hanno interessato le confezioni femminili, ancora premiate dalle tendenze moda (+6.5%). Superiori al 2% gli incrementi di spesa che hanno inoltre caratterizzato le confezioni in pelle maschili e le calzature. In quest’ultimo caso, tuttavia, il risultato complessivo sintetizza gli andamenti sensibilmente divergenti fra i diversi segmenti. Infatti, se le scelte delle consumatrici, seguendo la moda, hanno premiato l’acquisto di calzature come lo stivale (sia nella versione corta sia in quella alta), risultati deludenti hanno riguardato le calzature classiche (es. mocassini) e, in generale, tutte le calzature maschili. Anche la spesa complessiva per calzature sportive si è mossa al ribasso (in questo segmento continua comunque a risultare evidente l’attenzione del consumatore alla qualità e alla performance dei prodotti). I consumi di sandali da donna non hanno registrato modifiche di rilievo (almeno nelle quantità), mentre in crescita sono risultate le vendite di pantofole, zoccoli e ciabatte.

A livello di macroprodotto, i risultati più deludenti hanno riguardato i prodotti di pelletteria (+1.1% l’incremento di spesa sperimentato nel primo semestre, -0.2% la variazione nei quantitativi). In questo comparto, infatti, gli unici accessori a mantenersi dinamici sono stati gli articoli da lavoro e le cartelle in particolare, grazie proprio a un’offerta che ha privilegiato l’impiego di materiali pregiati come la pelle.
Le borse da donna, ovvero il prodotto di gran lunga più rilevante del settore pelletteria, hanno visto ridursi i volumi di vendita, mentre la spesa complessiva si è mantenuta sostanzialmente stabile. Dopo il recupero dello scorso anno, le vendite di valigie e borsoni da viaggio si sono riallineate sul sentiero decrescente di lungo periodo. In un contesto di assenza di esigenze di rinnovo, negativo è risultato anche l’andamento dei consumi di portafogli, portamonete e borsellini: nella piccola pelletteria infatti solo i prodotti di minor prezzo medio hanno continuato a svilupparsi positivamente.
In flessione gli zainetti, rimangono stazionari gli zaini e i borsoni sportivi, mentre continua la fase positiva dei marsupi. Infine si segnala il ridimensionamento degli acquisti di cinture da parte dell’uomo, mentre la donna ha continuato a non rinunciare a rinnovare, in questo segmento, il proprio guardaroba.
Salvo rare eccezioni, nella maggioranza dei mercati analizzati si è assistito a un incremento dei prezzi medi di acquisto a testimonianza di uno spostamento delle preferenze dei consumatori verso prodotti di qualità.
Per la parte finale del 2003, in un contesto macroeconomico ancora caratterizzato da una scarsissima dinamicità del mercato interno, è molto improbabile che si assista a qualche deciso segnale di inversione di tendenza sul fronte dei consumi finali. Gli elementi di incertezza sono ancora numerosi e influenzeranno, anche nei prossimi mesi, le decisioni di acquisto di consumatori finali e retailer.




 



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